lunedì 24 dicembre 2012

Ingroia e l’ennesima vocazione

ingroia

E così, anche Antonio Ingroia scende in campo, ad infoltire la già consistente schiera di magistrati che vengono illuminati dalla vocazione della politica.

Certamente nulla vieta ad un magistrato di potersi candidare ad elezioni politiche locali o nazionali. A me però questi magistrati di punta, dal curriculum senza dubbio prestigioso, che improvvisamente vengono colti dalla improrogabile esigenza di servire lo Stato in vesti non più togate ma di politico mi suscitano parecchie perplessità.

Perplessità che si ingigantiscono a dismisura quando, come nel caso di Ingroia, il magistrato chieda una aspettativa e si butta in politica, con la possibilità, neppure tanto remota, di fare ritorno prima o poi, alle originarie funzioni togate.

Ed è proprio l’eventuale ritorno di queste persone al loro posto di magistrato che mi preoccupa: si tratta di un lavoro molto particolare, di grande delicatezza, e che dovrebbe essere la quintessenza della imparzialità. Ora, mi sembra quanto meno poco opportuno che, chi abbia tali compiti si metta a fare il politico, che comporta anche il legiferare, e poi ritorni ad applicare quelle leggi che ha contribuito a creare o che ha pubblicamente criticato in veste di politico.

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