mercoledì 20 marzo 2013

A che punto non siamo

Siamo alla vigilia dei tentativi per dare un governicchio qualsiasi a questo squinternato Paese.

La situazione è a dir poco ingarbugliata, oserei dire senza speranza, o quasi.

Il PDL si offre a tutti come una meretrice, ma non riceve, fino a questo momento, grandi attenzioni. La loro linea mi sembra abbastanza chiara: cercano di entrare in un governo di larghe intese oppure di ritornare velocissimamente alle elezioni. Il clima da campagna elettorale si addice al loro leader e sono convinti che da nuove elezioni potrebbero uscirne vincitori. Che una nuova campagna elettorale sarebbe distruttiva per il paese poco importa. D’altronde un governicchio incapace di fare ciò di cui realmente l’Italia ha bisogno sarebbe altrettanto deleterio. I vari rappresentanti del PDL che si susseguono nei molteplici talk show televisivi sono in loop: ripetono ossessivamente l’unica cosa che devono ripetere: salvare le chiappe al loro dominus, vittima di una giustizia cattiva che lo ha preso di mira. Non sanno o non possono dire altro.

La Lega, alleata ormai storica del PDL, ha invece esigenze opposte: non andare alle elezioni, perchè sanno che ne uscirebbero pressochè annientati del tutto. Nell’ultima tornata elettorale hanno ottenuto ciò che volevano, ossia la presidenza della Regione Lombardia, ma nelle politiche, numeri alla mano ne sono usciti con le ossa rotte. Sono un partitino al 4% che rischia, in caso di nuove elezioni, di sparire dal Parlamento. Hanno bisogno di tempo per riorganizzarsi.

Il M5S è il vero vincitore delle politiche 2013. Troppo vincitore forse, nel senso che probabilmente il duo Grillo-Casaleggio avevano in mente dei piani di battaglia perfetti per un partito al 10-12%, ma il 25% ha imposto loro responsabilità e livelli organizzativi a cui probabilmente non erano pronti. La lotta dura e pura non è semplice con il 25% dei consensi. I milioni di voti presi sono indiscutibilmente una notevolissima responsabilità ed un patrimonio che andrà gestito in qualche modo. Non è facile.

La coalizione centrista di Monti ha subito una notevole delusione da queste elezioni: il FLI di Fini è defunto e Casini si è salvato per il rotto della cuffia ma sembra in via di rottamazione anche lui. Monti per giorni, dopo le elezioni, è stato in silenzio, a leccarsi le ferite. Stare al centro è difficile oggi in Italia. Lui ci sta provando, i risultati non sono brillanti, anche perchè Monti come politico è sembrato, fino a questo momento, mediocre e con idee piuttosto confuse. Da nuove elezioni anche i montiani rischiano il tracollo (appena evitato finora). Al PD il loro 10% può essere utile al Senato per governare, ma non è abbastanza. Servirebbe anche la Lega, ad esempio.

Il PD aveva l’onere di fare le prime mosse. Dopo parecchia confusione ed alcune scelte discutibili, prontamente cestinate Bersani ed il gruppo dirigente hanno tirato fuori dal cilindro un’ottima soluzione per i presidenti delle Camere, creando non pochi imbarazzi al M5S. I grillini erano convinti di non appoggiare nessun nominativo ma, di fronte ad un ballottaggio Schifani-Grasso, la linea dura e pura è vacillata non poco. A proposito: la mossa del PDL di ricandidare Schifani è stata politicamente una cosa ridicola. Ulteriore testimonianza del fatto che Berlusconi è talmente ossessionato dalle sue vicissitudini giudiziarie da toppare clamorosamente scelte politico/strategiche di grande importanza. Il suo entourage (chiamarlo gruppo dirigente è davvero troppo) è assolutamente prono ai suoi voleri, anche perchè cosciente di essere zero senza il loro capo (con Berlusconi accantonato e Alfano alla guida il PDL era al 10% scarso ed in decisa picchiata): quindi si fa ciò che il capo vaneggia e fine dei discorsi.

La Costituzione affida, in questa fase, un ruolo centrale al Capo dello Stato e Napolitano ha bisogno di certezze. Se Bersani non riuscirà a fornirle in pochissimo tempo (in termini di voti concreti di fiducia ad un suo governo) sarà proprio il Capo dello Stato a provare a rompere gli indugi e mettere insieme un governo inter pares, di tecnici e personalità in grado di assorbire i veti e le inconciliabili vedute tra gli schieramenti in campo. Questa, del governo a forte impronta quirinalizia, mi sembra ad oggi la possibilità più concreta per poter formare un esecutivo. In mancanza di una fumata bianca ci saranno nuove elezioni.

Il paese nel frattempo va a rotoli, ma dovrà comunque aspettare.

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